Quindici giorni di viaggio fra ostelli, sterrati e ripide salite per raggiungere Santiago de Compostela: il grande traguardo raggiunto da Patrizio Niccolai, Alessandro Biagioni e Roberto Biagini, tre pensionati pistoiesi che hanno ripercorso le strade e le terre del Santo Patrono della città fino in Spagna.

Pellegrini in bicicletta

Da qualche tempo a questa parte il legame fra Pistoia e Santiago de Compostela sta iniziando a diventare sempre più stretto con la proposta, nemmeno troppo remota, di puntare ad un gemellaggio.
E’ per questo motivo, e visto che Santiago (italianizzato in San Jacopo) è il Santo Patrono della città, sono molti i pistoiesi che decidono di realizzarsi un viaggio da sogno, sia per lo spettacolo dei luoghi che per una sorta di pace interiore: raggiungere Compostela, e l’annessa piazza del santuario, a piedi o in bicicletta.
Gli ultimi pellegrini arrivati in sella in Spagna, al termine di un percorso di ben 779 chilometri, sono stati tre neo-pensionati: Patrizio Niccolai, Roberto Biagini e Alessandro Biagioni.

Il viaggio


I tre amici, sfruttando la propria passione per la bicicletta e nella fattispecie per la mountain bike, hanno deciso di tentare l’avventura: 14 giorni, ostelli da scovare, salite da superare ma la ricompensa è unica. Oltre alla pergamena da pellegrino, un modo diverso per riscoprire se stessi e vedere un angolo di mondo davvero incantato.

«Sono tantissime le persone alle quali piace fare il cammino – dice Biagioni – anche se la cosa particolare è che trovi o giovani che hanno appena terminato la scuola o pensionati come noi: organizzare il viaggio porta via tempo e, col lavoro di tutti i giorni, è complesso metterlo in cantiere. Noi abbiamo fatto il percorso più lungo, partendo da sotto i Pirenei francesi a Saint Jean Piè de Port, noleggiando la mountain bike ed addentrandoci in luoghi splendidi e incontaminati. Non solo: il rispetto che esiste in Spagna per i ciclisti noi ce lo sogniamo, anche grazie ad infrastrutture che sono decisamente all’avanguardia rispetto alle nostre strade».


Soltanto una mezza giornata di pioggia, non violenta, e poi sole e freddo a volte pungente.

«Il bello di questa esperienza – ha aggiunto Patrizio Niccolai – è che ti ritrovi in questi ostelli e conosci persone che arrivano da ogni angolo del mondo e vieni contaminato dalle culture più disparate. Il percorso, a volte, è complesso: ci sono capitate, in tutto, tre forature che non sono tantissime visto che può capitare di trovare discese sterrate particolarmente ripide. Poi, l’ultima parte di avvicinamento a Santiago è più semplice anche perché confluiscono tutte le varie vie provenienti da Spagna e Francia e c’è una vera e propria colonna di pellegrini».

Un viaggio che consente di fare scoperte esilaranti («parlando con diversi ragazzi abbiamo scoperto che gli audio vocali su Whatsapp li usiamo soltanto noi italiani» hanno detto i tre) ad un costo contenuto e che, quando arrivi al santuario, ti ripaga di tutti gli sforzi fatti.

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Il “premio” meritato

«L’attestato a Santiago ci è stato consegnato dopo tre ore di fila – ha concluso Roberto Biagini – a causa della gran mole di persone che c’è. La cosa incredibile della cattedrale è che attualmente ci sono i lavori ma gli operai, ogni mattina, spostano i ponteggi per renderla fruibile ai pellegrini e poi tornano a lavorare di notte. In ogni posto, poi, si trovano menu fissi fra i 10 ed i 13 euro dove mangi di tutto e, per star via quindici giorni, la spesa non è elevata. Stanchi? Direi di no, anche perché poi abbiamo fatto altri due giorni per arrivare a Muxia e Finisterre per poter toccare l’Oceano Atlantico».

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