Continua a piovere nel pistoiese. Ed è ufficialmente il novembre più piovoso dal 1955. La pioggia caduta nelle prime due decadi del mese è passata da 41 millimetri del 2018 ai 390 di quest’anno, pioggia quasi decuplicata.

L’allarme di Coldiretti

“Nella nostra provincia al momento non si segnalano situazioni di emergenza, ma il terreno pregno d’acqua rallenta l’attività agricola e danni a macchia di leopardo nelle aziende si registrano –spiega Coldiretti Pistoia-. Danni che è già possibile segnalare ad Artea (l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura), anche tramite in nostri uffici”. La segnalazione dei danni è il primo, necessario passo nell’iter per la richiesta di misure straordinarie come lo stato di calamità naturale.

In effetti, a Pistoia a novembre non era mai piovuto tanto dal 1955 (anno a partire dal quale esiste la serie storica giornaliera). Complessivamente i millimetri di pioggia fino al 26 novembre sono stati 420, come evidenziano le elaborazioni Coldiretti su dati Lamma-CFR Toscana. Considerando che continua a piovere, novembre 2019 potrebbe anche diventare il mese più piovoso a Pistoia a partire dal 1955, considerando anche gli altri mesi dell’anno (al momento il record è di 445 mm caduti nell’ottobre 1964).

L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – evidenzia Coldiretti Pistoia– si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo.

“Per questo – continua la Coldiretti – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne. Per evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza – conclude la Coldiretti –servono interventi strutturali che vanno dalla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica fino a un vero e proprio piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Occorre creare – conclude Coldiretti – le condizioni affinché si contrasti la scomparsa delle campagne, garantendo un giusto reddito agli agricoltori e valorizzandone il ruolo ambientale, anche attraverso la nuova legge sul consumo di suolo.

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