Dopo la richiesta di patteggiamento chiesta dalla maestra di Montale, Elena Serrani, il gup del Tribunale di Pistoia Luca Gaspari ha chiuso la vicenda con una condanna ad un anno e undici mesi, con la sospensione della pena, e l’affidamento ai lavori socialmente utili in una associazione di Agliana.

Lo sgomento a Montale

Alla fine potrà chiudere questa vicenda, a meno di ulteriori inchieste e processi che potrebbero però partire in sede civile, con sei mesi di lavori socialmente utili che dovrà obbligatoriamente iniziare entro il 31 dicembre presso la struttura già individuata, vale a dire alla Protezione Civile di Agliana. E, se non succederà niente per cinque anni, la durata della sospensione della pena, potrà essere ufficialmente libera così come adesso già lo è di poter viaggiare a piede libero.
Questo, in estrema sintesi, il commento che scaturisce al termine della sentenza pronunciata presso il Tribunale di Pistoia, nella sua sede di piazza Duomo, dal giudice Luca Gaspari per la richiesta di patteggiamento da parte di Elena Serrani, la maestra di scuola materna di Montale accusata di maltrattamenti nei confronti dei propri alunni inchiodata dalle immagini girate dalle telecamere nascoste che erano state installate all’interno della scuola di via Vignolini dopo che erano partite, nel febbraio 2018, le prime denunce. Lo scorso settembre la donna non aveva fatto rientro a scuola visto che era finita agli arresti domiciliari e per lei, adesso, si apre una nuova fase. Così come per i genitori di questi bambini che si ritrovano spersi e sconsolati di fronte ad una sentenza che, a loro modo di dire, sa di ingiustizia.

Respinta la richiesta di denaro

Non solo. Oltre al comminare la pena complessiva di un anno ed undici mesi con la sospensiva, è stata respinta anche la richiesta di risarcimento economico nei confronti dei sei bimbi coinvolti in questa vicenda, ovvero quelle famiglie che avevano denunciato i maltrattamenti. Una cifra di 2.000 euro che, è bene specificarlo, erano stati offerti dalla controparte di Elena Serrani non come risarcimento per il danno subito (molti di questi bambini sono attualmente in cura da psicologi, assieme ai genitori, e ci sono poi le spese processuali e legali da pagare), ma come possibilità per ritirare la querela fatta.

«La donna si è presa questa pena – ha commentato, al termine, Francesco Marzocchini, legale dell’associazione “La via dei colori” che si è schierata al fianco dei genitori – e di fatto, con il patteggiamento, ha ammesso di aver commesso il reato. Ovviamente i nostri assistiti non sono contenti di come si è conclusa la vicenda anche perché, oltretutto, non sono state prese minimamente in considerazione le istanze di risarcimento. Purtroppo, se ci fossimo trovati all’interno di un processo con rito abbreviato, si poteva prevedere un esito diverso perché le varie parti in causa avrebbero potuto esprimere maggiormente le proprie ragioni: avendo scelto un patteggiamento, invece, si è arrivati a questa sentenza».

L’avvocato fa parte del pool che fa capo all’avvocato Giulio Canobbio che gestisce la parte legale dell’associazione “La via dei colori” che ha sede a Genova e nata nel 2010 a seguito di un altro fatto altrettanto clamoroso che riguardò il nostro territorio come i maltrattamenti delle maestre all’asilo “Cip Ciop” di Pistoia.

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E adesso cosa potrà succedere?

«I genitori stanno vivendo una situazione di frustrazione – ha aggiunto l’avvocato Marzocchini – perché sentono che la giustizia gli è stata negata. Per quanto ci riguarda, siamo ovviamente a disposizione se vorranno intraprendere una causa civile per vedere riconosciuti i loro diritti».
Nel frattempo, da giovedì mattina quando si è diffusa la notizia, a Montale non si parla d’altro. E non potrebbe essere altrimenti visto quanto è conosciuta la maestra in questione.