E’ successo il 21 maggio nel corso della prima udienza del processo preso il tribunale di Prato. La donna di Prato ha raccontato tutte le violenze subite in sei anni di convivenza. La vittima doveva testimoniare quando l’uomo, sul banco degli imputati l’ha minacciata.

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Tenta di aggredire la ex in tribunale

Ha cercato di aggredire la sua ex durante la prima udienza e le ha fatto il gesto di tagliarle la gola. E’ successo martedì mattina in tribunale a Prato dove è cominciato il processo a carico di Abounadar Abdelilah, 37enne di origine marocchina accusato di maltrattamenti in famiglia con precedenti per rapina, spaccio e tentato omicidio. L’uomo arrestato nel settembre 2017 in seguito all’ennesima aggressione nei confronti della sua compagna pratese che oggi ha 29 anni. Una storia che poteva finire in tragedia come ha raccontato la vittima nel corso della sua deposizione davanti al giudice. La donna che oggi vive in una casa protetta ha raccontato la sua storia e le violenze che ha subito durante la convivenza con l’uomo che aveva conosciuto a Prato tramite un’amica.

Il racconto in aula

«Ero molto innamorata di lui – ha detto in aula – Io gli ho detto chiaramente che avevo una bambina di un anno e mezzo avuta da una precedente relazione e lui ha detto che non era un problema e che si sarebbe preso cura di me e di mia figlia. Io mi sentivo sicura. La situazione poi ha preso una piega diversa. Sono rimasta incinta e ha cominciato a farmi violenza psicologica, non voleva che parlassi o avessi contatti con la mia famiglia. Mi diceva che non lo dovevo fare, che era sbagliato e che non dovevo frequentare mia sorella e i miei genitori. Tutto per isolarmi come ho capito dopo. Infatti mi ha recluso in casa. non mi permetteva di vedere le mie amiche che ha cominciato a minacciare con i coltelli. Io per paura che facesse del male alla mia famiglia o alle persone che conoscevo ho cominciato a stare da sola. Mi aveva impaurito. Questa è stata la prima fase poi è passato alla violenza, tutti i giorni trovava un pretesto per litigare e picchiarmi».

La picchiava in casa

Abdelilah dalle parole è passato ai fatti e ha cominciato a picchiare la sua compagna al punto da procurarle una frattura cranica dopo averle tirato in testa una sedia di ferro. Da allora per lei e le sue figlie è cominciato l’inferno.

«Quella volta sono stata costretta ad andare all’ospedale – ha detto la donna – ma non sapevo a chi lasciare le mie figlie e ho firmato per tornare a casa. Mi picchiava anche quando ero incinta della sua prima figlia. Una sera mi ha dato una sigaretta che a me sembrava normale, di quelle fatte a mano. Poco dopo mi sono sentita male e mi sono sdraiata sul divano, quando mi sono svegliata avevo dei forti dolori al fondoschiena e mi sono sono accorta che mi usciva del sangue. Gli ho chiesto cosa mi avesse fatto e lui rideva e mi prendeva in giro. Due giorni dopo mi ha detto che mi aveva usato violenza mentre ero distesa sul divano».

I litigi erano continui. L’uomo impediva alla sua compagna di condurre una vita normale.

«Quando uscivo per andare a comprare qualcosa – ha detto la vittima – appena rientravo a casa mi spogliava tutta per controllare che non fossi andata con altri uomini».

Le botte alla figlia

La donna ha avuto due figlie da Abdelilah e alla domanda su come si comportasse con loro la donna ha risposto:

«Con la mia bambina era violento, la picchiava per provocarmi, sapeva che io reagivo mentre con le sue figlie non era certo un padre affettuoso ma aveva un occhio di riguardo. Quando giocavano tutte insieme lui diceva che mia figlia era cattiva e che non ci dovevano giocare. Una volta dovevo uscire per andare a sbrigare delle pratiche burocratiche e gli ho chiesto di guardare le bambine. Quando sono tornata mia figlia mi ha detto che l’aveva picchiata, tirandole calci. Io mi arrabbiavo e ricominciavano i litigi. Lui faceva uso di cocaina e beveva e io ho cercato di aiutarlo in tutti i modi ma non è stato possibile. Non ha mai lavorato nel periodo in cui siamo stati insieme e pretendeva i soldi che mi spettavano per le figlie. Finché non glieli davo tutti non mi dava pace. Era un incubo. Minacciava sempre di tirarmi l’acido addosso e di aprire il gas per far saltare la casa. Mi offendeva tutti i giorni e poi si accaniva su mia figlia. Una volta ha anche tentato di strangolarmi, per fortuna era arrivato mio padre che è riuscito a salvarmi».

Il 24 febbraio 2017, la situazione è degenerata al punto da sfiorare la tragedia.

«Quel giorno mi ha massacrato di botte in cucina – ha detto la vittima- Ha preso un coltello. Non era la prima volta che mi puntava un coltello, una volta, durante un litigio mi aveva fatto un taglio sul collo, lo avevo denunciato e poi avevo ritirato la denuncia perché mi aveva promesso che sarebbe cambiato. Quella sera, per fortuna sono riuscita a scappare dalla vicina e ha chiamare la polizia».

Secondo la ricostruzione della difesa la vittima si sarebbe presentata dalla vicina con un coltello in mano.

«Questo non me lo ricordo – ha risposto la donna – Ero frastornata dalle botte, dalla figlie che piangevano, dall’arrivo della polizia, dell’ambulanza, non mi ricordo se il coltello me lo ha portato mia figlia, se l’ho preso io o la mia vicina. Questo non sono in grado di ricordarmelo. Da quella sera però ho capito che dovevo andarmene da quella casa per il mio bene e per quello delle mie tre figlie. Dopo la denuncia ho capito che dovevo allontanarmi, cambiare vita e sono andata in una casa protetta».

Oggi la donna non vive più a Prato.

«Sto facendo un percorso – ha detto dopo l’udienza – Ho il reddito di cittadinanza in attesa di trovare un lavoro. Sto facendo di tutto per far tornare le mie figlie ad abitare con me. Anche loro stanno facendo un percorso. Sono impaurite, hanno visto troppe cose brutte. Mi dicono che gli manco e che mi pensano sempre. Io con persona non voglio avere più niente a che fare e voglio che stia lontano da me. Anche stamani in aula mi si è avvicinato dicendo che me la farà pagare e quando le guardie lo hanno portato via mi hanno fatto entrare in un corridoio perché non mi vedesse. Spero davvero di poter vivere tranquilla».

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