Nel giorno dell’anniversario fondazione Polizia Penitenziaria, Lorenzo Tinagli (consigliere comunale Pd): “A Roma un’interrogazione parlamentare che parla della Dogaia”.

Carcere di Prato: un’interrogazione parlamentare

È di pochi giorni fa l’interrogazione parlamentare sul carcere di Prato presentata dall’onorevole Roberto Giachetti in seguito alla segnalazione del consigliere comunale del Partito Democratico Lorenzo Tinagli. L’interrogazione riguarda nello specifico le condizioni lavorative degli agenti della Polizia Penitenziaria e la lettera partita da Prato è stata firmata anche da Sandro Malucchi, esponente della Funzione Pubblica CGIL Prato e da Giulio Riccio, delegato CGIL della Polizia Penitenziaria.

La visita in carcere

“In seguito alla visita dello scorso Ferragosto insieme ai Radicali Prato, ci siamo subito attivati per far sì che a livello nazionale venisse affrontata la situazione che coinvolge gli agenti della Dogaia – spiega il consigliere comunale Lorenzo Tinagli – in una lettera firmata anche dalla CGIL abbiamo riportato le richieste del corpo di polizia che spaziano dalla necessità di poter contare su più personale a quella di introdurre in carcere ancora più figure specializzate, come psicologi e mediatori culturali, in grado di facilitare il lavoro degli agenti”.

I numeri

Giulio Riccio della FP CGIL descrive le carenze riportando numeri impressionanti:

“Alla Dogaia mancano 3 commissari, 29 ispettori e 47 sovrintendenti, mancano pertanto le figure strategiche, poiché “ponti” e “mediatori” di istanze della base in rapporto con il vertice. Inoltre il rapporto agente/detenuto è pari a 2,3 a Prato a fronte del rapporto medio nazionale che è di 1,8 e si lamenta la carenza delle figure professionali degli educatori che alla Dogaia hanno in carico mediamente 124 detenuti a fronte dei 77 degli altri istituti italiani. In ultimo appare drammatica la condizione sanitaria per cui il numero di ore del personale medico assegnato all’Istituto pratese è pari a 12 ogni 100 detenuti a fronte delle 62 per stessa numerosità di pazienti delle altre carceri italiane. In queste condizioni diventa difficile garantire la pubblica sicurezza e la corretta gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale”.

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