Duro affondo del consigliere di opposizione, Carlo Vivarelli, a San Marcello Piteglio in merito all’ipotesi ventilata, sul finire del 2019, di ipotizzare ad un trasferimento di Crespole e Lanciole sotto la giurisdizione del Comune di Pescia.

Crespole e Lanciole via da San Marcello? Il fallimento della fusione per Carlo Vivarelli

Riceviamo e pubblichiamo questo documento firmato da Carlo Vivarelli, consigliere comunale del Partito Indipendentista a San Marcello Piteglio in merito ad una interpellanza che verrà discussa nella prossima seduta del consiglio comunale.

A soli tre anni dalla fusione dei Comuni di San Marcello e Piteglio, da noi profondamente osteggiata, inizia il mercato dei territori? Adesso spunta la proposta di cedere al Comune di Pescia, guidato a nostro avviso incredibilmente dal signor Giurlani, delle frazioni di Crespole e Lanciole. Ma come, la fusione non doveva essere la panacea di molti mali dei nostri territori, e a soli tre anni dalla fusione ci si accorge che due frazioni starebbero meglio con Pescia? Ammettano dunque che la fusione dei nostri due comuni è stato un clamoroso fallimento, che lo Stato italiano, che non riesce nemmeno a riparare le strade e i ponti e a mettere i catarifrangenti è fallito, e che la fusione dei comuni era una pagliacciata. Ma questi signori pensano di fare con i territori quello che gli pare? La cessione di Crespole e Lanciole sembra inoltre una manovra per far entrare la Pescia di Giurlani nell’unione dei Comuni Appennino Pistoiese, cosa che assolutamente il nostro partito non vuole: questo signorie, tanto favorevole al massacro dell’Ospedele di San Marcello P.se, per quanto ci riguarda se ne stia lontano dai nostri territori, in attesa di chiarire le sue questioni giudiziarie. Se il comune di San Marcello Piteglio vuole cedere le due frazioni, ed abbiano scritto per chiarimenti all’Unione dei Comuni, che presentato una interpellanza in Consiglio comunale per sapere le intenzioni della Giunta, scenderemo in campo per un referendum per opporci. Troppo facile prendere i soldi delle fusioni, assumere gente in comune, e poi lasciare la popolazione con servizi inadeguati e interi territori nella marginalità più assoluta con le strade ridotte ad un campo di battaglia indegno del Terzo Mondo.

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